la vertenza del 1917

Le reliquie di S. Agata tra storia e tradizione. La vertenza del 1917 tra il cardinale Francica Nava e l’arciprete De Maria

Cranio Sant'Agata

Mentre esaminavo nell'Archivio della curia diocesana di Catania alcuni documenti inerenti la figura del Francica Nava, la mia attenzione fu colpita da un carteggio intitolato “Vertenza Francica Nava-arciprete De Maria" Per soddisfare la mia curiosità storica e per avere un quadro più completo ed approfondito su quella vertenza che per il suddetto arciprete come appurai in seguito aveva avuto come oggetto il corpo della Martire catanese, custodito nella cattedrale, ritenuto non vero e la traslazione da Costantinopoli mai avvenuta, allargai le mie ricerche nell' Archivio Storico Parrocchiale di Acitrezza nel fondo “De Maria”. Unendo ed analizzando i documenti inediti dei due fondi appresi diverse e interessanti notizie di tutto quello che accadde tra l'aprile e il giugno 1917 e che ebbe come protagonisti il porporato catanese, l’arciprete del borgo di Acitrezza D. Salvatore De Maria e indirettamente il vescovo acese Arista. Esaminando gran parte dei carteggi dei due archivi, venni a conoscenza che tra i due ecclesiastici, era scoppiata una vera e propria controversia che aveva avuto come oggetto il corpo della Martire, diviso tra Verona e Catania e la “Transalatio" delle reliquie agatine mai avvenuta secondo gli studi, le analisi e le risultanze storiografiche a cui era pervenuto in quel periodo il De Maria. Questi, nell’aprile del 1917, aveva pubblicato e diffuso, più che altro tra amici, studiosi e qualche ente pubblico o biblioteca, un opuscolo di un centinaio di pagine, a cui lavorava da anni, sulle Notizie Storiche di Aci S. Lucia che trattava, anche inopinatamente e fuori dalla sua tematica principale, della autenticità del corpo di S. Agata e dei suoi trasferimenti tra Catania e Costantinopoli. In queste ultime pagine non mancava un poco di supponenza ed era evidente anche una certa leggerezza storiografica per la tematica, molto viva per quei decenni di inizio Novecento in cui le credenze, le devozioni e le venerazioni erano ancora molto profonde ed avevano grande ascendente e seguito nelle popolazioni. Tutto ciò, aveva movimentato e messo in fibrillazione più del dovuto i prelati, le due curie diocesane e gran parte dell'opinione pubblica di Acireale e maggiormente di Catania. Il De Maria, personaggio ben conosciuto nel territorio sia a livello religioso che sociale per la sua vasta cultura di scienziato ottocentesco, per i suoi numerosi scritti e per le capacità organizzative messe in mostra durante il suo lungo periodo sacerdotale, soprattutto ad Acitrezza, scrivendo queste note «Credo che sarebbe tempo che il corpo della Santa Lucia ritorni a Siracusa, sola legittima proprietaria, da cui per abuso di potere Giorgio Maniace lo asportò insieme al corpo di S. Agata da Catania, il quale oggi si trova a Verona. Per un altro abuso di potere, Veneziani e Veronesi presero i detti corpi da Costantinopoli appropriandoseli; essi dovevano restituirli ai padroni, che tuttora li reclamano: res clamata domino. Altro corpo di S. Agata, che si conserva nella Cattedrale di Catania, non è che una mistificazione, una delle tante imposture di cui sono state vittima i Catanesi in fatto di storia, rivelate in parte dall'eruditissimo Casagrandi nell'Archivio Storico per la Sicilia Orientale. Il racconto della trafugazione da Costantinopoli è una invenzione, basta leggerlo per vedere com'esso non regge alla critica. Quando L’em. Nava trovò a Verona un corpo di S. Agata, restò sorpreso ed ottenne che i Veronesi nella messa che

Reliquia Sant'Agata

celebrano al 5 febbraio non dicano più CREDO: magro accomodamento, (nel 1915) ordinò la ricognizione del Corpo che si conserva a Catania, ma è piuttosto da fare un'inchiesta sopra la presenza di due corpi appartenenti ad un medesimo individuo; la presenza anche di due mammelle avulse fa sospettare, quando si sa che la Santa n'ebbe solo tagliata una. Ah, quante non contengono di favole le nostre isto-rie! Ma la Chiesa, sommamente amica della Verità, ordinò per mezzo dell'immortale Pio X, il papa riformatore, la revisione del Breviario Romano, la cui commissione è in corso del lavoro». La pubblicazione del lavoro del sacerdote sulle Notizie Storiche di Aci S. Lucia, era stata portata subito a conoscenza del porporato catanese, il quale era rimasto alquanto sorpreso e sconcertato a leggere le pagine in cui il De Maria parlava di un corpo di S. Agata custodito in due città, del corpo conservato a Catania come una mistificazione ed impostura, della ventilata proibizione ai fedeli veronesi del Credo il 5 febbraio, della presenza di due mammelle avulse e di una eventuale e futura inchiesta sulla realtà del corpo di S. Agata da avviare in proposito. C'era materiale storiografico “bollente” e più che a sufficienza per far saltare in “aria” un porporato avanti negli anni, che si era formato negli ambienti romani del secondo '800 e che, pur avendo fatto esperienze internazionali molto importanti in Belgio e Spagna, rimaneva sempre strettamente legato, come molti catanesi, a S. Agata, al suo martirio e alla "Translatio" da Costantinopoli delle sue reliquie. Per questo il Francica Nava era sensibilissimo e lo aveva dimostrato più volte e contrario apertamente a qualunque tentativo di inficiare vita, martirio e ritorno dei sacri resti dalla capitale bizantina e a tutto quello di fantastico che era venuto fuori a livello di leggenda sedimentata poi dalla tradizione e devozione. L’arcivescovo, custode ortodosso pro tempore dell'odissea della Martire cittadina, era rimasto profondamente colpito dalle affermazioni storiche del De Maria come ecclesiastico e soprattutto come devoto catanese. Non gli andava assolutamente che un sacerdote mettesse in dubbio tutto ciò che nel corso dei secoli era ruotato attorno alla figura della Santa come martirio, tradizione e culto che erano divenuti ormai, nonostante alcuni tratti notevolmente fantasiosi, una salda devozione, fortificata soprattutto dalla fede che poi si estrinsecava durante le fasi delle due feste dell'anno in febbraio ed agosto. Appena conosciuto il contenuto delle pagine "incriminate", il Francica Nava si era premurato, il 25 maggio 1917, di avvisare il vescovo acese con una lunga ed articolata lettera in cui riassumeva le dichiarazioni dell'arciprete, ritenute solo negative e spiegava poi che egli, giovane sacerdote nel 1870, durante una visita a Verona nella locale Cattedrale aveva visto un'urna con una scritta attribuita al prelato Pietro Scaligero di questo tenore: «Virginis hic Agathae sunt ossa reposita beatae». Sorpreso e alquanto meravigliato per quelle storica, aveva chiesto chiarimenti al parroco della Cattedrale veronese, il quale gli aveva dichiarato che nell'urna indicata non c'era il corpo della Santa catanese ma solo alcune reliquie. La cosa per il momento era finita lì, ma era rimasto più che vivo nel novello prete il desiderio di chiarire il contenuto dell'urna veronese che poteva scombussolare del tutto il secolare culto e la tradizionale devozione che il popolo catanese aveva per i resti mortali della sua Martire.

«Ma a parte tale considerazione - continuava e puntualizzava sempre e acutamente il Francica Nava nella lettera all'Arista del 25 maggio non è un grande scandalo che egli, sacerdote, scrivesse in mezzo ad una popolazione, la quale ha per S. Agata, come l'Ecc. V. ben sa, un culto profondamente radicato e ben fondato per una tradizione non mai interrotta. Mi meraviglio anche che l'opuscolo sia uscito con la permissione ecclesiastica, mentre avrebbe dovuto avere la revisione e l'approvazione ecclesiastica. Quindi son persuaso che esso si è pubblicato senza far conoscere all'autorità ecclesiastica lo sconveniente tratto che riguarda S. Agata. La prego Ecc. Rev.ma a far riparare la leggerezza, per lo meno, del detto rev. arciprete che può dare motivo a gravi dispiaceri in questo clero e popolo. La ossequio con affettuosa stima e mi rassegno. Card. Francica Nava. Ricevuta la lettera cardinalizia, il vescovo acese Arista si affrettò a scrivere al De Maria per averne chiarimenti in merito direttamente. Arciprete rispose con lettera del 27 maggio 1917 dove affermava di non avere voluto offendere nessuno dei vescovi presenti alla suddetta ricognizione e neppure il sentimento e la fede dei devoti catanesi. Per quanto riguardava la cappella di Verona, dove avrebbe dovuto trovarsi il corpo di S. Agata, riferiva alcune frasi del teologo salesiano don Ugo Mioni il quale, in un suo scritto, aveva parlato (ma con quali documenti e prove, mi chiedo io oggi?) con molta leggerezza di un corpo di S. Agata, separato tra Catania e Verona. Sul fatto che fossero vere le reliquie catanesi, l’arciprete, in base ai risultati dei suoi vasti studi storiografici, aveva diversi dubbi ed infatti confessava apertamente: «il suo giudizio prematuro sino a quando un studio ad hoc avesse dilucidato la Verità». Proprio nel mezzo di questa vicenda, per sincerarsi direttamente di quello che era contenuto nell'urna veronese, il Francica Nava nel maggio del 1917, aveva mandato Emilio Ferrais, suo ausiliare, in una missione alquanto delicata nella città scaligera. Bisognava conoscere il contenuto del reliquiario anche per rintuzzare eventualmente le accuse mosse dal De Maria. Avendo ben presente che già nel passato e specificatamente: nel 1887, per cura dell'allora Card. Luigi di Canossa, era stata fatta la ricognizione dell'urna in questione e si erano rinvenute solamente alcune reliquie. Fatte le dovute indagini, si concluse che non appartenevano alla Santa di Catania ma ad un'altra delle non poche Agate che si ricordano negli antichi martirologi. Si confutava così pienamente chi affermava che il Corpo di S. Agata si conservava a Verona e non a Catania». Tenendo in gran conto i risultati della ricognizione del 1887 e L’altra recente dell'aprile del 1915, il vescovo Ferrais, su input del cardinale, dopo aver preso precisi accordi con Pordinario Bartolomeo Bacilieri, insieme ad altri esperti coevi, si era recato a Verona dove aveva effettuato la ricognizione dei resti contenuti nell'urna. Alla fine dell'esame, in base alle testimonianze documentarie passate, surrogate dall'esame autoptico, si era stabilito ufficialmente che quei reperti appartenevano ad una vergine dell'agro veronese di nome Agata vissuta e martirizzata nell'Alto Medio Evo, che nei decenni precedenti era stata

creduta e venerata come I ‘Agata catanese, ma che non aveva niente a che vedere con quella Martire se non solo il nome. Era questa la risposta che la redazione del Bollettino dell'Arcidiocesi di Catania aveva avuto quando si era rivolta all'arcivescovo di Verona per avere ufficialmente il risultato della precedente ricognizione effettuata 30 anni prima dal prelato veronese coevo. Appreso l'esito dell'esame e del comunicato del vescovado di Verona sulla precedente ricognizione del 1887 e sull'altra della primavera del 1917 e quindi sul fatto che le reliquie del corpo colà venerato non appartenevano alla Santa catanese, il Francica Nava rivolse la sua attenzione al De Maria e lo accusò"apertissimis verbis" di avere "ingiuriato" lui, l'arcivescovo di Siracusa Bignami ed anche il destinatario della lettera ossia il vescovo Arista. I suddetti prelati erano stati testimoni presenti durante la ricognizione del 1915 e che poi avrebbero riconosciuto come “Corpo vero” solo quello che per il sacerdote trezzoto sarebbe stata semplicemente una mistificazione o una impostura, che era andata avanti per tanti secoli a danno degli ignari fedeli e devoti catanesi. Il card. contestava pure il fatto che il suddetto arciprete avesse asserito il tutto essendosi affidato a dicerie o a documenti non molto chiari e spesso anche contraddittori. Dopo aver ricevute e lette le pesanti note del Francica Nava, che di fatto smentivano le sue affermazioni sul corpo di S. Agata, il curato De Maria era più che tentato, almeno per il momento, di non controbattere direttamente, ma poi, trattandosi di una persona schietta e che credeva nei suoi principi ed idee, aveva deciso di rispondere e i 31 maggio aveva comunicato al Francica Nava che, pur obbedendo al suo vescovo, secondo la promessa sacerdotale, rimaneva sempre del suo parere iniziale per tutto ciò che riguardava corpo e reliquie della Santa. Infatti, in un bigliettino di questo tenore dichiarava che: 《D'ordine di mons. Arista, De Maria si mette a disposizione dell'E.mo Arcivescovo di Catania, pure sperando che uno studio critico di qualche valentuomo metta a nudo la verità, alla quale è pronto a sottoscrivere》. Il porporato, alquanto indispettito da questo atteggiamento molto critico e per alcuni versi anche refrattario ed autonomo, rispose con una lettera del 2 giugno in cui chiese al De Maria di smentire per iscritto ciò che aveva asserito in merito ad una sua visita, allora solo come sacerdote Francica Nava a Verona nel 1870, dove non era vero che avesse visto il corpo di S. Agata ma una semplice urna per cui, protestando in sacrestia, gli era stato detto da quei sacerdoti che ivi erano conservate e venerate da tanto tempo solamente delle reliquie di una vergine di nome Agata. Inoltre, era del tutto inventato il fatto che avesse proibito (ma con quale autorità avrebbe potuto farlo allora nella veste di un semplice prete, mi chiedo sempre io oggi?) di recitare il Credo ai sacerdoti scaligeri durante la Messa nella ricorrenza Agatina del 5 febbraio. Poi aveva concluso lo scritto con alcune puntualizzazioni ben precise e con un perentorio invito:

Riguardo allo studio critico che Ella desiderava non è cosa da pensarci ancora affermava duramente e seccamente il porporato - perché inutile ed inopportuno, come è stata inopportuna anzi dannosa la sua pubblicazione deploratami. Con tali disposizioni accennate, venga pure da me, per concordare quello che convenga fare per riparare le conseguenze di un atto, dato senza alcuna considerazione. La ossequio. Card. Giuseppe Francica Nava». II De Maria lesse la dura presa di posizione, le imposizioni prospettate e la precisa richiesta del porporato e ci pensò su per alcuni giorni: infatti inviò la risposta solo 18 giugno: «Em.za Rev.ma - scrisse l'arciprete in una lettera - Le mando una “Dichiarazione" che credo incontrerà il suo gradimento. Ho poi pensato di togliere in una prossima edizione delle Notizie Storiche di Aci S. Lucia quanto riguarda le reliquie di S. Agata non avendo stretta attinenza con l’argomento trattato, anzi espungerò tutto il capitolo XII.Devot.mo servitore arciprete De Maria». Nel Fondo “De Maria” l’argomento ivi suddetto ho trovato ed analizzato diverse stesure di questa “Dichiarazione", con correzioni, aggiunte e continue cancellature. Ciò sta a significare che L’arciprete rivide più di una volta il testo, non essendo proprio sicuro e convinto di voler mandare quella giustificazione, anche se poi in lui ebbe il sopravvento la promessa di obbedienza fatta al momento dell'ordinazione. Da questo punto di vista il De Maria era proprio da elogiare poiché non volle derogare dai suoi compiti e voti pregressi al momento in cui era stato ordinato presbitero della S. Chiesa. La "Dichiarazione" di cui sopra, inizialmente era di questo tenore: attinte, da rettificare cost: "che l’Eme. Francica Nava visitò Verona non da recente ma nel 1870, quando era ancora giovane sacerdote e che vedendo un’urna non grande con la scritta 'Corpus Divae Agathae', se ne meravigliò fortemente e fatte le sue rimostranze in sacrestia ne ebbe in risposta da quei sacerdoti non trattarsi del corpo ma di una reliquia che della Martire ivi si contenga. Non essere vero, inoltre, che allora l'Em.mo ottenne fosse tolto il Credo nella Messa del 5 febbraio. Come mi era stato affermato da una persona amica veronese. Acitrezza, 8 giugno 1917.Arciprete De Maria》. Il Francica Nava ricevette la lettera con la “Dichiarazione “e il 13 giugno rispose in questi termini: «Ho ricevuto la sua “Dichiarazione” circa la deplorevole pubblicazione fatta da Lei intorno al Corpo di S. Agata. Dovendola rendere di pubblica ragione, desidero che sia un poco modificata perché sia più conforme alla Verità. In quanto alla mia visita a Verona, dovrebbe dirsi così che “il Card. Francica Nava visitò Verona non da recente ma nel

Mammella Sant'Agata

1870 quando era ancora giovane sacerdote e che vedendo un'urna non grande con la scritta Corpus Divae Agathae, se ne meravigliò fortemente e fece le sue rimostranze in sacrestia ecc." In seguito, bisogna dire semplicemente "non esser vero che allora io ottenni fosse tolto il CREDO nella Messa del 5 febbraio", senza aggiungere come fu a me riferito da un veronese. Tutt'al più per scusarsi dell'errore potrebbe dire semplicemente "come mi era stato affermato". Bisogna, aggiungeva sempre il card. - anche togliere le ultime parole "la presente a sua richiesta “perché sembra sia stata una imposizione forzata, mentre è suo dovere smentire il falso, anche detto in buona fede. La ossequio Dev.mo in G.C. Card. G. Francica Nava. Il cardinale quindi nella sua ultima lettera aveva così affermato d'autorità il suo punto di vista e chiarito all'arciprete come avrebbe dovuto comportarsi nella correzione delle sue affermazioni, puntualizzando, rigo per rigo, la sua volontà in merito. Parimenti l'arciprete, nonostante la pregressa “Dichiarazione" dell’8 giugno al porporato, aveva continuato sempre i suoi studi, ampi, originali e precorrenti anche i tempi ma nell'insieme alquanto confusi, sull' eventuale “Traslazione delle reliquie di S. Agata da Costantinopoli". Aveva di fatto allargato la sua analisi storica con la bibliografia coeva e le conoscenze del suo tempo ma senza l'utilizzo di un valido metodo di studio che avrebbe potuto portarlo vicino ai moderni risultati della storiografia contemporanea su un problema molto scottante, combattuto e dai risultati non sempre convergenti ed univoci, come quello delle varie fasi della eventuale traslazione dei resti di S. Agata da Catania a Costantinopoli e viceversa e soprattutto sulla autenticità delle reliquie Agatine custodite nella città etnea. La querelle tra il card. e l'arciprete fu ripreso in una lunga nota del B.E.A.C. del 15 giugno 1917. In essa la redazione (Antonino Taffara direttore) faceva presente che: «nel mese di maggio compariva una pubblicazione dell'arciprete De Maria dal titolo Notizie Storiche di Aci S. Lucia. L’autore, senza che l'argomento gliene desse alcun motivo, pronunciava con molta leggerezza giudizi offensivi per la pietà del nostro popolo e l'Autorità del nostro Em.mo Pastore. Sorsero allora giuste e vibrate proteste dal Clero e dai fedeli contro tanta audacia e PEm.mo nostro Arcivescovo si affrettò di informare il Vescovo mons. Arista, da cui dipende lo scrittore, perché lo richiamasse al dovere e gli facesse riparare subito il male fatto. La ritrattazione è già pervenuta e ci riserviamo di pubblicarla in seguito insieme con altri documenti che smentiscano la erronea ed ingiuriosa affermazione». Tuttavia, nonostante accurate ricerche documentarie in merito, non ho potuto rinvenire nei B.E.A.C. successivi alcuna ritrattazione pubblicata che probabilmente il De Maria in cuor suo non avallò e fece pubblicare mai, pur avendola sottoscritta soprattutto per obbedienza sacerdotale ed inviata alla redazione). Non sono riuscito a sapere neanche se l'arciprete riuscì (o meglio, volle) stampare la seconda edizione emendata delle Notizie Storiche di Aci S. Lucia, poiché non se ne trova traccia nelle nostre principali biblioteche. D'altronde risulta difficile reperire anche la I edizione "incriminata" ed io stesso nella stesura di questo lavoro ho potuto fare pieno affidamento su una copia fotostatica, conservata della Biblioteca Zelantea di Acireale. Passo a concludere questo studio con alcune, dense parole di A. Longhitano: «le reliquie di un santo non hanno valore magico. Assieme alle immagini e alle statue sono segni visibili che ci aiutano a stabilire un rapporto con i santi; rapporto che deve essere costituito esclusivamente sulla fede........per cui S. Agata con i resti del suo corpo partecipa alla gloria di Dio. Le risposte che danno gli storici agli interrogativi riguardanti la sua vita, la sua morte e la sorte toccata alle sue reliquie si pongono su un piano diverso. Sono studi che vanno rispettati nelle loro conclusioni ma la fede va al di là di queste conclusioni》.

FONTE - Archivio storico episcopale di Acitrezza Fondo De Maria: Presunta autenticità delle reliquie di S.Agata “Se il corpo sia realmente tornato da Costantinopoli”

error: Content is protected !!